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Tramonto gallipolino

Gallipoli dalle origini al Medioevo

Le origini

Gallipoli

Il sito fu interessato già nel neolitico da insediamenti preistorici in contrade periferiche, quali Sabèa, Sàmari e Akrotèrion (Cotriero, nel linguaggio marinaresco), non esclusa l'isola S. Andrea, l'antica Achotus. In tempi storici ha poi conosciuto la presenza di popolazioni indoeuropee e illiriche, greco-balcaniche ed egee. Ma è stata preminente per oltre cinque secoli l'influenza della civiltà messapica, specie sul crinale della dorsale costiera, su cui sorse ad est Alezio, a nord Nardò e a sud Ugento.

Dei Messapi l'approdo ionico (frequentato per ragioni di pesca e marineria) fu di certo la stazione strategica navale, il caposaldo dei traffici per l'oriente, l'emporio commerciale, il punto di forza militare contro insidie che venissero dal mare, senza contare l'altra arma di difesa qual era la pirateria. Il primitivo toponimo di Gallipoli, attestato da Plinio il vecchio (N.H., III 100), fu difatti Anxa ("stretta"), voce indoeuropea d'origine messapica dovuta al sito peculiare: istmo naturale ridotto ad isola per intervento dell'opera dell'uomo.

La città fu greca solo con Archita di Taranto (367 a. C.) e il nome storicamente attestato, Kallipolis, equivale all'altro mai documentato, Kalepolis ("città bella"). Dominò il basso Salento tra Uzentum e Sàsina (Porto Cesàreo). Ma successivamente alleata di Taranto e Pirro subì da Roma una severa punizione con confisca dell'ager publicus e deportazione di popolazione civile nelle regioni italiche. Ma ancor più gravi furono le conseguenze dopo i fatti bellici sfortunati successivi all'alleanza con Annibale, allorché venne elevata al rango di statio militaris nell'ambito della XII legio dell'Urbe. Come municipium romano fu testa di ponte nel sinus tarentinus, punto focale dei traffici mercantili sulle rotte d'Oriente, finché nel 428 fu saccheggiata dai Vandali e nel 542 dai Goti di Totila, nonostante fosse già passata ai Bizantini a seguito della guerra greco-gotica del 535.

Il Medioevo

l'Isola di Sant'Andrea

Fu sede episcopale sin dalle origini, ma con data certa solo a partire dal 551, in un territorio esteso sulla fascia costiera e all'interno, mentre, per la presenza dei Basiliani, qui rifugiati dopo le persecuzioni iconoclaste, fu mantenuto il rito greco-bizantino, seppur in conflitto contestuale con quello latino, sino al primo decennio del sec. XVI. Notevoli sono difatti le tracce della civiltà bizantina nella storia del cristianesimo locale. Di origine basiliana è il primo insediamento cultuale dei monaci orientali nel sito dove poi i Frati P.P. Domenicani avrebbero edificato il proprio convento con l'annessa chiesa a sud-ovest della cerchia delle mura urbiche, e parimenti basiliana fu l'abbazia di S. Mauro in località Altolido dove poi quei monaci di rito greco si trasferirono. Ma sono vari in agro gallipolino i luoghi di culto che rimandano ai primordi della Cristianità.

Vanno segnalate altre abbazie come S. Salvatore e S. Pietro dei Sàmari, sulla cosiddetta via dei monaci, a ricordo del passaggio in questa estrema regione di S. Pietro, il primo discepolo-apostolo nella sua missione di evangelizzazione territoriale nel tragitto per Roma. In quell'itinerario è da ricordare in successione alcuni centri che, secondo la leggenda, furono da lui toccati prima di raggiungere l'Appia: San Simone, San Pietro di Galatina, San Pietro in Lama, San Pietro in Bevagna, San Pietro Vernotico.

I Bizantini, tagliato l'istmo per ragioni difensive, riedificarono l'abitato, facendone un'isola-fortezza come caposaldo strategico nel Mediterraneo sud-orientale, contribuendo a consolidare l'ellenizzazione di costumi e tradizioni. La località, urbanizzata tra i secoli VIII e IX, assunse l'attuale toponimo d'origine greca con l'insegna civica del gallo.

Nel 1071 fece parte dei possedimenti normanni sotto Roberto il Guiscardo, conservando cultura avita e liturgia bizantina con idioma greco. I Normanni non riuscirono a latinizzare la Chiesa locale, ma ebbero il merito di favorire il progresso della città, che ancor più fortificata divenne potenza marittima con traffici sino alla Sicilia. Rasa al suolo nel 1154, perché guelfa, al tempo di Federico II di Svevia, ricevette favori d'ogni sorta (fortificazioni, autonomia municipale, franchigie). Ma, morto il sovrano illuminato e ritornata guelfa, per ritorsione fu punita nel 1256 dal figlio Manfredi.

Gallipoli fu insofferente di gioghi politici relativi a successioni, ma anche ribelle all'invisa dominazione degli Angioini, cui si deve però il potenziamento del castello. Durante i "Vespri Siciliani" del 1281 i cittadini insorsero inalberando le insegne aragonesi e annientando la guarnigione francese. Nel 1284 fu distrutta e gli abitanti per circa un secolo ripararono in agro Rodogallo e Raggi (Aletium), ove si trasferì la stessa sede episcopale.

La città continuò così a perdere territori di competenza, processo iniziato con i Normanni favorevoli all'espansione del rito latino, donde i continui favori ai Benedettini, richiamati a Nardò per costituire una loro abbazia. E tale politica mirava a contrastare il rito greco a Gallipoli, diffuso per l'influenza esercitata da vescovi di cultura greco-bizantina e orientale.

Articolo curato da Gino Schirosi

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