Tradizioni e folklore
La Caremma: Prima della Pasqua
Nei quaranta giorni precedenti la Pasqua "la Caremma", una pupa vestita di miseri panni, in lutto stretto, con in mano il fuso e la conocchia, pende dalle finestre.
Rappresenta il tempo che passa o è simbolo del dolore per l'imminente morte di Gesù.
Secondo la tradizione, il penzolare come da una forca vuol rappresentare un simbolo di mortificazione e di penitenza.
A ciascuna pupa è sospesa sotto ai piedi un'arancia forse simbolo della terra nella quale sono conficcate le sette penne più rigide e belle del cappone di Natale.
Ogni domenica che passa si strappa una penna e, quando non ce ne sono più, vuol dire che è arrivata la Pasqua e allora la Caremma viene avvolta da una batteria di polvere pirica e viene fatta saltare in aria.
Bruciando la Caremma si distrugge il passato prefigurando la beatificazione dell'anima.
La Festa di S. Cristina
S.Cristina è la protettrice di Gallipoli da quando nel 1867
liberò la città dal colera che infuriava da mesi. In quello stesso
anno la Santa tornò ad essere venerata nella sua cappelletta, in
piazza A.Moro, restaurata e abbellita con una bella statua in cartapesta
che la ritrae legata a un palo e trafitta da frecce. Così moriva
a 20 anni, nel 290, la giovinetta dopo essere stata martirizzata
in vari modi.
Il popolo gallipolino ha una grande devozione per S.Cristina e
la festeggia per tre giorni, il 23, 24 e 25 luglio. L'attesa
è soprattutto per le luminarie e per la "cuccagna a mare",
così alle festività religiose fanno da cornice le manifestazioni
civili: "la villa" non è altro che l'abbellimento del Corso
Roma - arteria principale della città nuova di quasi un km - con
addobbi in legno ricchi di lampadine multicolori, con le centinaia
di bancarelle e con una costruzione in legno che ospita gruppi di
famosi orchestrali.
Tra i prodotti tipici alimentari, sulle bancarelle, c'è la "scapece".
Un tempo piatto del popolo, oggi molto richiesto, si prepara con
pesci di piccole dimensioni prima fritti e poi sistemati dentro
barilotti di legno alternati a strati di pane grattuggiato bagnato
con aceto bianco misto a zafferano.
Un momento caratteristico della festa è "la cuccagna", una
gara fra giovani volenterosi che si devono arrampicare lungo un
palo verticale pieno di grasso che sporge sull'acqua dalla prua
di un peschereccio. L'obbiettivo è raccogliere la bandierina tricolore
posta all'estremità di esso. La manifestazione si svolge nel seno
del Canneto in mezzo a una folla esultante.
Credenza popolare...
Il popolo gallipolino ha sempre ritenuto che i giorni dedicati
a Santi particolarmente venerati, vanno santificati pienamente rinunciando
ai piaceri; così, nel giorno dedicato a S. Cristina, non
si poteva andare a fare il bagno perchè la Santa "portava
la steddha". Tale credenza nacque nel 1807 quando il figlio
undicenne di Carlo Ricci e Lucia Indelli morì in mare.
Il fatto fu visto come una trasgressione del giorno sacro e da
allora le mamme raccomandavano ai propri figli di non andare in
spiaggia. Ancora oggi in molti sopravvive questa paura.
Articolo curato dalla Sig.ra Cristina Pagliarini
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